La Nave Punica
Sicilia, cosa Vedere ? October 30th, 2007
Nel maggio del 1969, fu ritrovata nelle acque antistanti l’ isola di Mozia, la nave da guerra fenicio-punica che venne portata alla luce solo due anni dopo, dall’ archeologa britannica Miss Honor Frost.

Oggi è custodita nel Museo archeologico, ex Baglio Anselmi a Marsala. Il Museo si trova in prossimità di Capo Boeo, ex sede di uno stabilimento vinicolo, costruzione tipica nella zona di produzione del vino Marsala e in piena attività nel secolo scorso. Inserito all’interno del parco archeologico di Lilibeo, è stato scelto per la conservazione del relitto della nave punica e per l’esposizione dei reperti archeologici che testimoniano la storia della città dalla preistoria al medioevo. All’interno, nel cortile, è visibile un saggio di scavo effettuato in occasione dei lavori di ristrutturazione del Baglio: si tratta di testimonianze (una tomba, una fornace, muri riferibili ad un vano, una canaletta) che documentano la notevole frequentazione dell’area dal IV secolo a.C.
Nel 1971 sono iniziati i lavori di recupero che sono durati 5 anni.
Le varie parti della nave venivano prima fotografate e studiate sul fondo del mare, poi recuperate e immerse in grandi vasche di acqua dolce per impedirne la decomposizione.
Uno speciale bagno chimico di PEG ne impedisce il deterioramento, i legni della nave sono montati su una intelaiatura metallica.
Del relitto della nave è stata recuperata soltanto la parte posteriore e la fiancata di babordo per una lunghezza di 10 metri ed una larghezza di 3.
Questa nave è probabilmente affondata in difesa di Lilybeo nella battaglia delle isole Egadi avvenuta nel 241 a.C. che concludeva la prima guerra punica con la vittoria dei romani e la caduta di questa città.
Le linee-guida e alcune lettere dell’alfabeto fenicio-punico, dipinte sul fasciame di pino con inchiostro nero, oltre a definire senza possibilità di dubbio la “nazionalità” della nave, hanno consentito di conoscere la tecnica di costruzione seguita dai mastri d’ascia.
La nave, secondo la ricostruzione fatta dagli esperti, era lunga 35 metri, con una stazza di 120 tonnellate.
Su di essa trovavano posto 68 rematori, 34 per ogni lato, che azionavano i 17 remi di ogni fiancata.
Inoltre l’esposizione nell’interno del baglio include alcuni reperti rinvenuti sul relitto, tra cui la ceramica, il cordame, le foglie di Cannabis sativa, le pietre di zavorra, e altre testimonianze archeologiche della zona di Capo Lilibeo.
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