Mancano 4 giorni al via dell’esperimento Lhc nel Cern di Ginevra, il laboratorio europeo per la ricerca nucleare. Mercoledì verrà accesa la macchina che cercherà di riprodurre i primi istanti dell’universo, 20 milionesimi di secondo dopo il «big bang», e tentare di dare una risposta al perché della vita.

E mentre 2mila studiosi di tutto il mondo che collaborano al progetto saranno in trepidazione sicuri di portare a casa un grande risultato, un manipolo di scienziati capitanati dal prof. Otto Rossler, sono invece convinti che gli abitanti della Terra assisteranno in diretta alla fine del pianeta. Per questo, Rossler e compagni hanno presentato alla Corte dei diritti umani di Strasburgo un ricorso, subito respinto, dalla stessa Corte, per fermare l’esperimento. Materia del contendere sarebbe il buco nero che verrebbe a formarsi all’interno della grande «macchina del tempo» costata 6 miliardi di euro e posizionata a 100 metri di profondità al confine tra Francia e Svizzera.
Secondo Rossler il buco nero potrebbe, in 4 anni, inghiottire il pianeta. Da Ginevra, sebbene l’equipe dell’Lhc non escluda la formazione di un buco nero, assicurano, tuttavia, che le sue dimensioni non costituirebbero una minaccia per la Terra. Ma se le rassicurazioni della maggior parte del mondo scientifico sgombrano il campo dalle allarmanti dichiarazioni di Rossler, la struttura dell’Lhc, con le sue dimensioni, certo inpressiona.
Il Large Hadron Collider è il più potente acceleratore di particelle al mondo. Si tratta di un «tubo» circolare con una circonferenza di 27 chilometri formato da 2mila magneti superconduttori mantenuti a una temperatura di -271°C in grado di far scontrare protoni ad altissima velocità. Lungo il percorso si trovano 4 postazioni di rilevamento dati che registreranno il comportamento delle particelle durante le 800 milioni di collisioni che avverranno ogni secondo.

Ma per raggiungere questa cifra si dovrà attendere almeno un anno: tanto servirà all’Lhc per andare a pieno regime. Il cuore pulsante dell’Lhc sono le postazioni di rilevamento, e in particolar modo l’Alice, il Cms, l’Atlas e l’Lhcb. Il loro scopo principale è cercare il Bosone di Higgs. L’esistenza della «particella di Dio» è stata ipotizzata per spiegare perché la materia abbia massa. Ma i 4 esperimenti hanno anche altri obiettivi: capire di cosa è fatta e come si è originata la materia oscura che compone gran parte dell’universo; spiegare perché nell’universo conosciuto la materia prevale sull’antimateria; verificare la teoria della «Grande unificazione» secondo cui le forze della natura sono in realtà una sola forza; verificare la teoria supersimmetrica che prevede l’esistenza di «particelle-ombra» di quelle che sono state osservate finora e infine scoprire se esistono nuovi mattoni fondamentali della materia e nuove forze tra essi. Se l’esperimento avrà successo - assicurano dall’Istituto nazionale di fisica nucleare - si apre una nuova era per la scienza e per l’umanità intera.



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2007 - Pierpaolo Mannone
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